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Le avventure di Mascagni in America. Il giro trionfale della Duse negli Stati Uniti.
(Una conversazione a "tâble d'hôte").

by Carlo Paladini, L'Illustrazione Italiana, March 1, 1903

This article was published in L'Illustrazione Italiana of March 1, 1903. The author, Carlo Paladini, tells of how he met by chance at a Florence restaurant Mr. Joseph Smith, a manager involved with Mascagni's arrest during his US tour, and also manager of Eleonora Duse. Follows a fairly unstructured conversation where the author tries to obtain useful information from a fairly secretive and defensive Mr. Smith. The article features a photograph of Mascagni, his wife, and Mr. Smith aboard the Philadelphia on the way to the United States.


Firenze, 18 febbraio.

L'altro giorno, da buon.... paladino, ho voluto anch'io festeggiare la fregola patriottica della disfida di Barletta, andando a desinare alla Tavola rotonda d'uno fra i principali alberghi di Firenze, questa locanda universale dell'ozio straniero e della fashion cosmopolita.

Mascagni, la moglie, miss Frohman, sorella di Carlo e Daniele
Frohman noti impresari teatrali americani e miss Hertz sorella
dell'architetto teatrale Herz e il sig. Giuseppe Smith, a bordo del
vapore Philadelphia (in mezzo all'Atlantico) della
American Line (fot. di miss Herz).
Mi son trovato, — guardate un po' che bel caso fortunato! — faccia a faccia con Joseph Smith Esq:, già mediatore e Baedeker della tournée Mascagni e uno dei così detti arrestatori del maestro; con Giuseppe Smith, dico, già rappresentante e manager di Eleonora Duse negli Stati Uniti.

Mister Giuseppe Smith è un giovanottone alto, bruno, dalla fisionomia ardita e caratteristica. È nato a Baltimora, nella storica e fiorita terra del Maryland, dal clima quasi meridionale e dai colli facili e pittoreschi come quelli d'Italia.

Il signor Smith parla benissimo l'italiano, ma, fra noi due, abbiamo tirato avanti la nostra conversazione in inglese, che lo Smith pronuncia colla purezza languida e le inflessioni vocali — quasi in recitativo — del Maryland, uno dei principali stati, certo il più ricco del Sunny South. Riproduco la nostra conversazione.... manducatoria, fonograficamente, tal quale è realmente avvenuta fra un boccone e l'altro. Anzi, e mi pare che il paragone sia a proposito, non ci metto nè sal nè pepe.

Lo Smith mangiava e parlava.... in punta di forchetta.

— La tournée di Mascagni, è stata una tournée a.... sensazione. Non è riuscita!... Ebbene, niente, proprio niente da meravigliarsi! L'America è il paese dei grandi successi e dei grandi disastri. Un ciclone nel far-west e un miliardario di Wall-street, ve ne danno subito un'idea.... Anche il famoso impresario colonnello Mapleson — nei tempi eroici dell'opera italiana — con i migliori artisti del mondo ha, non di rado, guadagnato dei.... fiaschi colossali soltanto.

— Proprio una tournée à sensation, ho rimbeccato io. Dicono che quando Mascagni sbarcò a Nuova York, gli fecero fare una entrata spettacolosamente trionfale.... direi quasi barnumiana.

— Già, è vero. La banda avanti e quattro cavalli bianchi che trascinavano, dietro lo zunnene, una specie di cocchio su cui regalmente troneggiava Mascagni, come....

— ....un sovrano vittorioso che entri in un paese di conquista, soggiunsi scherzando.... E, subito, annotai : Del resto il mio amico Mecchi segretario di Mascagni che è di questi giorni arrivato a Firenze, sostiene che furono gli impresari i quali organizzarono, consigliarono, e proprio vollero questa specie di féerie trionfante.

Lo Smith si scosse nelle spalle poderose e sorridendo esclamò : Never mind ! (niente affatto). In America son cose molto naturali queste.... Del resto, quella di Mascagni, ve lo ripeto, fu una tournée à sensation. E riuscita male, purtroppo. Nessuno vi ha colpa.

— Credetemi, — seguitò lo Smith, — Mascagni, a parte il suo incontestabile merito di artista oramai celebre e celebrato, è simpaticissimo e ingegnoso, e conosce sovratutto il segreto di far colpo sulle masse. Prima o poi prenderà la sua rivincita anche in America, se.... non la sta pigliando proprio adesso, mentre noi discorriamo. Mascagni finirà col conquistare il cuore di Uncle Sam. Già, nella sua straordinaria attività e mobilità, egli è molto yankee. Francamente, non credete che per Mascagni sia più adattato e diverrà più propizio il gran paese dei dollari e delle stelle, che.... non Pesaro con tutto il tirami dietro dei pettegolezzi e delle ire piccine?

— O perché, date queste eminenti doti.... yankee di Mascagni, non avete cercato di fargli pagare un po' meno duramente il noviziato del suo prossimo trionfo americano?

— Credetemi. Fatalità d'America! Parola d'onore. Tutti, — e prima d'ogni altro gli impresarii, — hanno fatto l'impossibile per sostenerlo. Ma non tutti gli affari, come le ciambelle, riescono col buco.

— Però a Mascagni il.... buco nella saccoccia gliel'avete fatto e, convenitene, il maestro ne ha dovuto passar parecchie delle beghe e dei guai. Anche voi altri impresari, mediatori, via, mi pare che non gliene abbiate risparmiate....

— Gli impresarî si sono rovinati e, in quanto a me, permettete di serbare il più assoluto silenzio intorno agli affari pendenti dinanzi al magistrato. Giudicheranno fra me e Mascagni i giudici....

— D'America?

— No, anche d'Italia. Ma non è lecito e delicato ch'io ve ne discorra ora. Le principali peripezie — lasciate che ve lo spiattelli schietto — caddero sulle spalle di Mascagni, pel legittimo — ma soverchio, incomodo, addirittura ingombrante, — entusiasmo festaiolo dei suoi connazionali. Il troppo affetto sciupa anche l'educazione dei ragazzi; figuriamoci, poi, quella dei maestri di musica.

— Per esempio?

— Per esempio, Mascagni a Nuova York venne invitato a un banchettissimo in suo onore, offerto, manco dirlo, dagli italiani. Il banchetto era fissato per il tocco e mezzo del pomeriggio, Mascagni doveva provare a queir ora, e stante l'andata in scena per la sera stessa, la prova non si poteva in verun modo rimandare. Gli impresarî avrebbero dovuto avvertirne, ne convengo, gli organizzatori della festa, ma bisogna compatirli. Non si sentivano il coraggio di dare ai festaioli entusiasti un si terribile annunzio. Allora? Avrebbero dovuto capirlo, i festaioli. Ma che?... Mascagni finì di provare alle cinque e mezzo ; e dal tocco e mezzo fino a quattro ore dopo, i banchettanti aspettarono senza toccar cibo, nè bevanda, colla pazienza e la coscienza del dovere di altrettante sentinelle, in vedetta di guerra, che il maestro fosse libero. Il banchetto avveniva proprio nell'albergo dov'era alloggiato Mascagni. Appena il maestro arrivò, trovò l'albergo bloccato dai banchettanti. Si dovè mettere a tavola e restar lì inchiodato di riffe o di raffe, fino all'ora della recita. Roba da diventar matti!

— Già, commentai io, cose dell'altro mondo....

— Permettetemi di seguitare.... — seguitò Smith. — Mascagni fu anche invitato a un altro banchetto a Boston. Invitato, cioè, in quella maniera tutta speciale d'assedio, secondo ogni buona regola di tattica. Mascagni, messo così con le spalle al muro, non poteva che rispondere facendo sperare di accettare. Poi, veniva l'inesorabile redde rationem, vale a dire il giorno terribile del banchetto....

— Della cena di Baldassare, — interruppi ridendo.

— Mascagni aveva la recita ovvero aveva le prove. Dunque, assoluta impossibilità professionale d'intervenire. Apriti cielo e.... ingollami o terra. I banchettanti s'inferociscono e.... rivoltano la cromolitografia di Mascagni, la quale troneggiava, da principio, spettacolosamente, fra un verziere di fiori vividi e aulenti, lucentissima in mezzo a una luminaria di cento e cento lampadine elettriche multicolori e.... dopo — caducità della gloria umana! — si vedeva (o per dir giusto, non si vedeva) alla rovescia....

— E vero, ho domandato io, che andati via gli artisti, tenore, baritono, prima donna, ecc., vennero americanamente sostituiti dal personale dei cori?

Lo Smith mi fece cenno che non voleva rispondere.

— Mi hanno scritto, perfino, — seguitai io imperterrito e sicuro del fatto mio, — che a Indianopolis, verbigrazie, fu data una Cavalleria, indegna perfino degli.... indiani.

Lo Smith sempre zitto, muto come un pesce.

E io prendendo maggior coraggio — o toupet, come dir si voglia — tanto per vedere se riuscivo a tirargli fuori qualche parola di bocca, magari con le tenaglie, cercai di solleticarlo nel suo amor proprio di figliuolo di Uncle Sam. E parlai, presso a poco, così : — Ho vissuto parecchio tempo negli Stati Uniti, anzi vi passai i più begli anni della gioventù, proprio nell'epoca d'oro del bel canto italico, quando era scoppiata — a base d'opera italiana — la gran concorrenza fra il colonnello Mapleson dell'Accademia di Musica — il regno di Adelina Patti, l'aristocratico, armonico, simpatico teatrino della Irving Place — e la trinità Schow, Grau e Abbey, gli impresarî ardimentosi della "Metropolitan Opera House", l'immenso teatrone, ove fende l'aria la bacchetta magica — vera bacchetta del comando — di Luigi Mancinelli, come ai suoi tempi, all'Academy of Music, aveva comandato quella di Arditi, l'autore del famoso Bacio, la romanza più popolare fra gli inglesi. Ebbene, fino da quel tempo gli americani erano abituati a degli spettacoli seri, interi, ordinati, impeccabilmente e magnificamente preparati ed eseguiti, tali e quali è dato ammirarli e applaudirli nei principali teatri d'Europa. Non si va più in America, come i grulli credevano che ci si andasse una volta, mettendo insieme alla peggio una specie di compagnia raccogliticcia, come se si andasse a rappresentare un'operetta in qualche villaggio secondario dei Balcani. I tempi dell'Ernani senza il baritono, del baritono che fa da Mefistofele per chè il basso è rauco, e della Traviata che deve morire da buona cristiana riformata, col ministro episcopale vicino che recita le orazioni di rito, sono finiti da qualche diecina d'anni. Tantoché Cristina Nillson, la divina artista, poteva scrivere nella North American Review che l'America si riserbava intero e alto il diritto di controllare e giudicare, a suo talento, le celebrità indiscusse e riconosciute del vecchio mondo.

Lo Smith, — sfido io! — annuì con un energico accenno del capo così ferace di boscosa, nerissima capigliatura, ma non volle neppur confessare quello che, secondo me, dovrebbe avere in cuore, che cioè l'orchestra di Mascagni era troppo raccogliticcia, impreparata e improvvisata, e che quei ragazzi di Pesaro, i quali non avevano ancora finiti gli studi, non potevano davvero competere e dovevano inevitabilmente e logicamente suscitare le gelosie della gran massa degli artisti americani — mondo cosmopolita, il fior da fiore delle orchestre europee — tirati su e tirati a pulimento dalla sovrana disciplina delle bacchette di Arditi, di Mancinelli, di Bimboni, di Campanini, di Walter Damrosch, lui, americano, celebre e bravo quanto il padre che era tedesco, e il valentissimo Errico Hertz, e potrei seguitare la filastrocca a piacer dei lettori.

— Erano pur pagati poco quei professori d'orchestra, — osservai melanconicamente, per tentare se mi riusciva di far discorrere il .... manager.

E lo Smith, come se una molla lo avesse fatto scattare, gridò sull'istante : — E che paga volevate mai dare a dei giovanetti di primo pelo, ai quali....

— Si offriva l'occasione di vedere e di ammirare la statua della Libertà, la City-Hall, il Central Park, i ferry-boats, il palazzo delle Poste, l'Hudson, la fiorente ricchezza e la miracolosa gagliardìa del primo popolo del mondo?

— Lasciamo da parte gli scherzi. I buoni professori erano pagati con larghezza, con stipendi addirittura americani, e, secondo contratti combinati, redatti e sottoscritti qui in Italia.

Cambiavano il piatto e io cambiai argomento. Si parlò, tanto per.... cambiare, del numero stragrande, innumerevole di Smith che sono in America e in Inghilterra. Forse ci sono più Smith a Nuova York soltanto che Müller in tutta la Germania. Si racconta — vedano i lettori ch'io non divago e resto sul palcoscenico — che un capo ameno, non trovando posto al teatro, un teatro di Londra, si affacciò al balcone centrale della galleria urlando : — "Signor Smith, vi brucia la casa!" Più della metà degli spettatori corse via impaurita e infuriata!

*

Si era alla fine del pranzo. Passammo nello smoking-room. Lo Smith mi offri un wisky, la bevanda nazionale degli americani ; true american wisky ! Accettai. Innaffiandolo con un po' di seltz (negli alberghi la chiamano : soda-water) osservai, che quei quattro cavalli bianchi preceduti dallo zunnene, con Mascagni su in alto della.... biga (la radicale glottologica di tante.... beghe) non mi andava giù.

— Come? — riprese lo Smith. — Niente di straordinario, nulla che uscisse dalle consuetudini. Non vi ricordate del celebre tenore Brignoli, il darling boy del pubblico >yankee, il quale quando andava a desinare faceva sparare un cannoncino, e tutti i nuovayorkesi, udendo il colpo, si tranquillizzavano pensando lietamente che il grande artista godeva ottima salute e andava di buon appetito a desinare?

Risi della storiella e osservai allo Smith che nonostante preparativi e consuetudini, io sapevo da qualcuno, il quale piuttosto di salire sovra un cocchio filarmonico trascinato da quattro candidi bucefali, avrebbe cominciato la tournée à sensation, con una sensational gara di pugilato. Difatti, io conoscevo quest'asterisco di cronaca cavallerizza — me lo aveva descritto in una epistola festosa un violinista della compagnia mascagnesca — e quando, ultimamente, sulle paludose eppur poetiche sponde del lago di Massaciuccoli incontrandomi con Giacomo Puccini gli domandai a bruciapelo, che cosa avrebbe fatto, lui, se si fosse trovato nel caso.

— Io ? — chiese trasecolato il giocondo.... commendatore. — Avrei preso una.... botte, vi sarei salito sopra e via come il vento.

— Si una botte.... di birra. Te lo avrebbero impedito.... Non ci sarebbe stato altro verso e modo....

— Che fare una gran.... cazzolata. E, quant'è vero che son di Lucca, sto a Torre del Lago, e sto scrivendo Madame Butterfly.... avrei roteato i miei pugni e sfidato i boxes degli yankees.

— E ora, caro Smith, ditemi in grazia, qualcosa della Duse.

— La Duse, — esclamò con l'enfasi che scaturisce da sincera convinzione, — ha senz'esagerazioni ottenuto in America il successo più completo e più clamoroso. La Duse è stata, come suoi dirsi, il rovescio della medaglia di Mascagni : il maestro è stato ucciso dalla réclame, e la signora Eleonora ha vinto colla discrezione. Ed è anche questa una buona, efficace e decorosa forma di réclame.

I trionfi americani della Duse sono degni più di poema epico che di cronaca. Lo scrissero anche i più diffusi e reputati giornaloni americani : "La Duse alle stelle! Più che il reporter, ci vorrebbe il poeta...." Gli americani considerano la Duse come la più grande artista vivente, più grande della Sarah Bernhard, più grande di tutte quelle che hanno veduto e udito.

La Duse, non potrà fare a meno di tornare in America. E stata ricevuta come una regina, festeggiata come una fata benefica, accolta dalle più cospicue famiglie miliardario come persona di casa, amata e desiderata. She is the sweet darling lady of America. Essa è la dolce, diletta signora d'America.... E giù un colmo bicchiere di wisky, come per dire : Duse for ever ! hip, hip, hurrah. Non era un agente, un manager che discorreva ; era un ammiratore appassionato....

— E le ha fruttato bene questa tournée ? — ho ardito di domandare allo Smith.

— Centomila dollari, più che meno, netti d'ogni spesa, al pulito qui a Settignano.

— Vale a dire, — ho soggiunto io, meravigliando, — mezzo milione di lire, senza.... il cambio. Con questa prosa in scarsella, si può anco pensare al.... Teatro d'Albano.

E presi congedo, con le migliaia di dollari che mi danzavano capricciosamente dinanzi agli occhi abbarbagliati dal fumo e dalla illuminazione elettrica dello smoking-room.

CARLO PALADINI.