Mascagni.org - The most comprehensive online resource about Pietro Mascagni.
Home
Mascagni.org's Home Page
News
All the Mascagni-Related News
FAQ
Frequently Asked Questions
Biography
Mascagni's Life
Bibliography
Books and Articles About Mascagni
Discography
Extensive Discography with CDs, DVDs, LPs, and More
Works
Mascagni's Works
Libretti
Libretti and their Sources
Performances
Historical Live Performances
Articles and Texts
Original and Historical Texts
Photo Albums
Photos and Documents
Original Documents
Books, Articles, Libretti, Scores, and other original documents
Audio Files
Download and Play Audio Files
Movies
Watch Mascagni Conducting Nerone
Features
Mascagni.org's Special Features
Wish List
What Mascagni.org Wants!
Contributions
Contribute to Mascagni.org
Newsletter
Stay Informed
Links
Mascagni on the Web
About Mascagni.org
Information about Mascagni.org and Contact Information
Technical Information
Technical information about the web site
Changes
Changes to the Site
See Also
Original Document
Printable Version

Pietro Mascagni è morto

by Aoidos, August 3, 1945
Orignal Article Il Maestro Pietro Mascagni

Secondo le ultime volontà del Maestro, la salma verrà trasportata a Livorno — L'intermezzo di "Cavalleria" eseguito in tutti i teatri di Roma in segno di omaggio per l'Estinto


(dalla nostra Redazione romana)

ROMA, 2 — Pietro Mascagni è morto stamattina alle 7,15 in una camera dell'appartamento che dal 1935 occupava all'Albergo Plaza, in Corso Umberto.

Aveva 82 anni essendo nato a Livorno il 7 dicembre del 1863. L'illustre maestro era da anni sofferente di arteriosclerosi e costretto a vivere in una poltrona, ma nonostante le sue condizioni si fossero aggravate in questi ultimi giorni per una sopraggiunta broncopolmonite, e nonostante la tarda età, tutti si auguravano che la forte fibra potesse resistere aiutata dal cuore gagliardo e dalle premurose cure dei sanitari. Nella notte di mercoledì invece le sue condizioni si erano sempre più aggravate tanto che si credeva non potesse vedere l'alba. Alle 7,15 di giovedì Pietro Mascagni ha chiuso per sempre gli occhi tra le braccia della consorte Donna Lina Carbognani, concludendo la sua lunga vita di lavoro e di trionfi.

Pietro Mascagni ha mantenuto fino all'ultimo perfetta lucidità di mente, calma e serenità in ogni momento, anche per non impressionare i famigliari che lo assistevano. Prima di spirare ha benedetto la moglie, la figlia, il nipote e gli altri famigliari suscitando in tutti la più profonda commozione.

Il colloquio col nipote del Maestro

Della morte è stato subito avvertito il Pontefice che ha inviato all'estinto una sua speciale benedizione colla promessa di speciali preghiere di suffragio. Sono stati subito avvertiti anche il Ministero degli Interni, il Ministero della Pubblica Istruzione, il Municipio e l'Accademia di Santa Cecilia.

Durante la notte di mercoledì era stato chiamato al capezzale del Maestro il parroco di San Lorenzo in Lucilia che ha somministrato all'infermo i sacramenti.

I funerali avranno luogo sabato mattina alle ore 10,30 nella chiesa di San Lorenzo in Lucina. La salma verrà tumulata provvisoriamente al cimitero del Verano per essere in un secondo tempo trasportata a Livorno.

Infatti fra le ultime volontà di Pietro Mascagni vi è quella di essere sepolto nella sua città natale. Mascagni non ha lasciato alcun testamento; le sue sostanze verranno divise in parti uguali tra i figli.

Il fedelissimo nipote Tonino Carbognani, che è sempre stato vicino al Maestro in questi ultimi tempi, ci ha sommariamente narrato la vita dell'illustre scomparso negli ultimi giorni.

«Ascoltava la radio — ci ha detto — per molte ore del giorno (nel salone infatti domina un radiogrammofono che gli fu offerto in dono in occasione dell'incisione dei dischi della Cavalleria) e ciò era qualche volta motivo di argute discussioni con lui sulla musica e specie su quella sincopata per la quale il Maestro non aveva alcuna simpatia».

La Salma tra due pianoforti

Mascagni leggeva pure a lungo. Vediamo infatti sul grande tavolo, nel salone, molti volumi fra i quali spiccano quelli di Milanesi e di Sabatino Lopez e molte biografie dei più grandi musicisti. In mezzo ai libri è un mazzo di carte «napoletane». Sono quelle — ha proseguito il nipote — colle quali lo zio usava giocare a scopone. La passione per lo scopone lo rese celebre in questo campo; infatti Mascagni partecipava regolarmente a tutti i campionati di scopone a San Remo. Qui, nel salone del Plaza, è stata montata la camera ardente. Muti ormai da tempo erano i due pianoforti che dettero al mondo tante armonie ed è fra questi due pianoforti che è deposta la salma di "Pietro Mascagni. I due pianoforti sono due tappe nel ciclo della celebrità del grande maestro: quello a sinistra è un modesto piano Colombo che fu noleggiato a tre lire mensili e dalla cui tastiera nacque «Cavalleria». Era il prediletto del maestro che nell'interno del telaio, di suo pugno, aveva scritto: « Coll'aiuto di Dio e di questo pianoforte Pietro Mascagni compose la «Cavalleria Rusticana» a Cerignola nell'anno 1889 ». Quello a destra invece è un pianoforte di grande marca, dalle cui corde uscirono le armonie dell'ultima fatica di Mascagni: il «Nerone». I due pianoforti erano stati portati a Roma dalla villa che Mascagni aveva a Livorno e che fu in gran parte saccheggiata dai tedeschi. Quando poco più di un anno fà gli Alleati entrarono a Roma pregarono i clienti del «Plaza» di fare le valigie. L'albergo veniva quindi occupato dal comando francese, ad eccezione di un appartamento al primo piano sul lato sinistro dell'edificio. Quell'appartamento era occupato da una gloria internazionale ed i francesi, sempre compiti, s'inchinarono al grande artista che li aveva ricevuti nel proprio gabinetto di lavoro. Pietro Mascagni è forse l'unico civile al quale fu concesso il privilegio di continuare a risiede in un immobile requisito dagli Alleati.

Da quel giorno molte persone in uniforme delle nazioni Alleate approfittarono di una visita al vecchio albergo romano per sollecitare un colloquio con Mascagni.

Il Maestro divenne così oggetto di molte cortesie: piovvero lettere degli ammiratori e talvolta scatole di sigari Avana di finissima qualità.

Anche negli ultimi tempi il Maestro, talvolta all'alba, lavorava. Che genere di lavoro svolgesse non si sa, I famigliari assicurano che egli era ancora capace di «fornire qualcosa».

Mascagni e il Papa

Un mese fà i vicini assistettero ad una scena poco comune. Dopo vari mesi di clausura nella sua stanza di albergo, Mascagni fu visto portato a braccia su una poltrona per le scale. Dalla poltrona fu deposto su una carrozzina a spinta Si recava ad un'udienza dal Santo Padre Sulla loggia di Raffaello, il Pontefice gli fece trovare un'altra carrozzina interna di servizio della Città del Vaticano e su di essa il visitatore fu condotto fino alla biblioteca di Pio XII. Il Pontefice abbracciò affettuosamente il Maestro e parlò con lui di musica, di arte e di tante altre cose.

In Vaticano si ricorda che l'illustre compositore aveva in questi ultimi tempi accentuato il suo sentimento religioso e dimostrava una grande venerazione per il Papa. Pio XII lo ricevette frequentemente in udienza privata, dimostrandogli grande benevolenza e stima. Una volta che Pietro Mascagni aveva una nipotina gravemente ammalata chiese per lei la benedizione del Papa e ne ebbe anche rassicuranti parole. La nipotina guarì completamente ed il Maestro non esitava a dichiarare che riteneva la guarigione avvenuta per intercessione del Papa.

Gli spettacoli lirici di questa sera non sono stati sospesi, ma per commemorare il grande Maestro scomparso, è stato eseguito dappertutto l'intermezzo della «Cavalleria Rusticana». La maschera di Pietro Mascagni è stata presa dal prof. Publio Morbiducci.


Pietro Mascagni nacque a, Livorno il 7 dicembre 1863. Compose da adolescente varie sinfonie e canti corali, eseguiti a Livorno, Poi studiò al Conservatorio di Milano e fu sostituto direttore di orchestra nella compagnia di operette Dario Acconci, direttore del teatro di Fondi a Napoli e finalmente direttore della banda di Cerignola. Vinse il concorso Sonzogno con Cavalleria data per la prima volta al Costanzi di Roma il 17 maggio del 1890.

Altre opere dava poi al teatro: l'Amico Fritz al Costanzi di Roma il 30 ottobre del 1891; Rantzau alla Pergola di Firenze il 10 novembre 1892; Ratcliff (Scala di Milano 16 novembre 1895), Silvano (25 luglio 1895), Zanetto (Pesaro, 2 maggio 1896), Iris (Costanzi di Roma 7 ottobre 1898), Maschere (contemporaneamente alla Scala di Milano, al Regio di Torino, al Carlo Felice di Genova, alla Fenice di Venezia, al Filarmonico di Verona e al San Carlo di Napoli il 17 gennaio 1901), Parisina (alla Scala di Milano il 15 dicembre 1913), Lodoletta (al Costanti di Roma il 30 aprile 1917 e al Verdi di Padova), il Piccolo Marat (al Costanzi di Roma il 2 maggio 1921), Nerone (alla Scala 1935). Compose inoltre interludi romanze ecc.


Un grande musicista

Livorno ha perduto il suo figlo più illustre. Mascagni era, veramente, un grandissimo artista, e noi gli dobbiamo non solo una grande quantità di musica inobliabile, ma una parte della gloria che da lui e per lui si è riversata sulla nostra città.

Non è oggi il caso di esaminare a lungo la sua magnifica produzione musicale: a 55 anni dal suo primo successo, l'Arte di Mascagni è stata tanto e così giustamente esaltata che parlarne ancora, oggi, sarebbe inutile.

Anche del suo carattere singolare, anche della sua avversità per le esteriorità, la retorica, le cose convenzionali, è stato parlato dovunque. Temperamento artistico, aveva, nella vita, quella impulsività che gli ha poi fatto assumere atteggiamenti talvolta discordi dal suo sentimento intimo e da quello generale: vi è chi non gli perdona di aver portato la feluca di Accademico, e di aver montato la guardia alla Mostra della Rivoluzione: ma non bisogna dimenticare il clima in cui abbiamo vissuto nel ventennio fatale, e i metodi indegni con cui il regime fascista soleva piegare le coscienze: chi rimprovera alla memoria del nostro Grande concittadino certe adesioni dovrebbe rammentare anche l'odioso boicottaggio che Mussolini aveva ordinato contro la musicia mascagnana, che per molti anni non è stata eseguita nè nei teatri nè alla radio, e trarre ragione d'indulgenza dal fatto che l'illustre vegliardo non poteva più ormai nè emigrare come Toscanini aveva fatto, nè vivere senza i frutti della sua arte. Ma noi sappiamo, e tutti sanno, che Mascagni odiava il fascismo, e disprezzava i suoi capi.

Era uno spirito arguto, facile all'ironia: si raccontano, di lui aneddoti curiosissimi. Uno vogliamo ricordarne, che denota appunto il suo vero sentimento nei riguardi del fascismo. Lo dobbiamo al signor Piero Ostali, presidente della Casa Sonzogno. Egli ci raccontava a Milano, sei o sette anni fa, che Mascagni aveva ricevuto in dono un magnifico orologio d'oro, decorato di un fascio littorio. Non aveva voluto privarsene, perchè era di valore: ma ogni volta che lo tirava fuori, lo sterilizzava, diciamo, politicamente, sputando sopra il fascio. Ma una volta gli accadde disavvedutamente di fare quell'atto mentre parlava con Galeazzo Ciano il quale gli chiese, stupito, perche Io avesse fatto.

— Sa rispose il Maestro senza scomporsi — mi piace bello lustro. E giù un altro sputo.

Un giornalista livornese ha definito il temperamento di Mascagni, un'indole da vele controvento. E' una definizione esatta. Basti ricordare il suo fervore mentre scriveva — nel 1889 — « Cavalleria Rusticana » dimenticando tutto per isolarsi, per chiudersi nell'atmosfera rovente della tragedia spavalda: eppure se non pensava la moglie, a spedire lo spartito proprio la sera dell'ultimo giorno concesso dai termini del Concorso Sonzogno, l'opera sarebbe rimasta a Cerignola.

Mascagni, buttate giù, le rapsodie spumeggianti e le solenni ariosità dell'opera primogenita, s'era abbandonato perdutamente a preparare il suo Ratcliff. Rideva della critica. Giovane, esuberante, poteva passare con pari fervore dalle dolcezze ingenue del «Fritz» al dramma dei «Rantzau», ai ricami platonici di «Zanetto», alle cariche sinfonie dell'«Iris».

Ma la critica lo aspettava al varco, paziente: ormai decisamente avversa. E il varco furono le «Maschere». Scriveva il Maestro, con amarezza, a Luigi Cesana, del « Messaggero », poco dopo l'insuccesso: « Lo sapevo di avere parecchi avversari e qualche nemico: ma davvero non avrei mai immaginato che potessero prolificare così rapidamente: e dinanzi a questo fenomeno di fecondità prodigiosa — che ricorda quella di certi insetti — io penso con profonda tristezza al dolore che a tutta questa brava gente avrei involontariamente arrecato se queste povere Maschere avessero in tutti i teatri d'Italia conseguito il successo che speravo ».

Dopo le Maschere una persona... dabbene avrebbe riflettuto un po' e avrebbe servito, come controveleno, qualcosa che avesse accontentato le esigenze del pubblico. Un'opera come ce ne son tante, piana, tradizionale. Magari convenzionale. Una riverenza alla platea, voltando il sedere all'arte.

Invece no: «Amica», «Isabeau», «Parisina». Nella «Lodoletta» tutto spira mestizia; ma nel «Marat» risorge il fuoco mascagnano che sembrava spento.

* * *

Siamo al «Nerone». Mascagni è già vecchio. Nelle sale del Plaza — dove dovrà un giorno morire — compone di notte l'opera nuova. Sembra che duri una fatica grave, che sia un affanno il suo canto.

E al Goldoni di Livorno — stivato di popolo — l'affanno, per la verità, si avverte. Anzitutto nella voce stentorea del vecchio Pertile, tragico boccheggiante corpulento Nerone. Il grande boccascena dà adito a spettacoli tronfi: militareschi retorici inni imperiali, un triclinio troppo affollato di coristi e di ritmi e di motivi, una terrazza della Domus Aurea troppo deserta, specialmente deserta di armonie.

Un momento. L'imperatore e la piccola schiava — Egloge — sono sulla terrazza della Domus Aurea. E' il tramonto. Davanti è Roma: il teatro di Flavio il Palatino, i fòri. La schiava cinguetta umilmente: « Io nacqui in Grecia »... E allora, all'immagine dell'Elade, si rianima d'un tratto la sensibilità del musico. Cesare cinge Egloge, la porta a rimirare l'Urbe:

« E' una festa di voli...
Già le garrule rondini han fatto il nido

II motivo smuore nelle mezze voci della soprano; risorge nel commento orchestrale. Molti hanno i cigli umidi. Tutto il teatro è attentissimo, commosso; si avverte nel silenzio grave la partecipazione della massa all'emozione del musicista.

Lo stesso accade quando, in . pieno baccanale — grevi i colori, i gesti, l'apparato scenico — una voce ammonisce solenne: « Silenzio! Canta Cesare! ». E un'altra fa eco: « II vincitore di Catullo canta! ».

E tutti tacciono. Cadono gli smodati clamori dei commensali, si allungano sui letti le seminude ubriache concubine mentre solo Cesare si leva, e la cetera, toccheggiando, evoca chissà perchè la medesima attesa che fanno ansiosa le prime battute della «Siciliana». Poi nel silenzio:

« Come un soave anelito
di primavera, pallide
le rose si dischiudono...
 »

Sì, questo è veramente Mascagni, il Mascagni d'una volta...

* * *

Mascagni è morto. Ma la sua musica resta e resterà — adamantina, immortale — a testimoniare del suo animo, non solo a noi ma a tutti gli spiriti nobili del mondo che vedono scomparire col Maestro uno dei più grandi musicisti del nostro secolo.

Aoidos.