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Scenes from Rapsodia Satanica
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Rapsodia Satanica

by Fausto Maria Martini, 1915

This poem was published in 1915, year of the premiere of the film Rapsodia Satanica for which Mascagni composed music.

There are clues that suggest that a page of text may be missing in the original booklet. On the other hand, a version of the poem republished in a later anthology does not contain additional text, but adds a colon where the page was suspected to be missing. A reference to a footnote marks the point where text may be missing.

Photo from the booklet: Alba and Sergio

Poema Cinema-Musicale
di Alfa - Fausto M. Martini
Pietro Mascagni
Interprete
Lyda Borelli

Messa in scena di Nino Oxilia

Preambolo

Con animo sicuro di contribuire validamente alla elevazione intellettuale dell'opera cinematografica, ormai vicina a raggiungere la sua trasformazione in senso puramente artistico, presentiamo al pubblico questa RAPSODIA SATANICA saggio di un'arte cinema-lirica nuovissima concepita e condotta con intendimenti di seria ricerca.

Nomi altamente significativi si sono stretti attorno al titolo di quest'opera come attorno a un segno simbolico levato tra l'arruffio delle consuete produzioni del cinema, a rappresentare il desiderio che a questo mezzo efficacissimo di espressione artistica sia data quella dignità e quella novità che finora non ha mai raggiunto.

Il più grande musicista moderno, uno dei nostri più nobili poeti drammatici, un'attrice di profondo temperamento nella sua finezza fascinatrice, la vibrante e appassionata personalità d'artista-industriale del direttore della Casa editrice dell'opera e ancora il talento e il gusto d'un altro fortunato commediografo nostro, hanno creato RAPSODIA SATANICA.

Ogni scena, ogni nota, ogni verso, ogni immagine porta il segno infallibile del molto amore e della molta dottrina che l'hanno nutrita.

Una cosa di grande importanza rileverà questa RAPSODIA: la possibilità di adunare in un'opera cinematografica le sensazioni di tutte le arti; la possibilità di fare d'una sala di proiezione un magico crogiuolo di tutte le sensazioni artistiche in un insieme nuovissimo, mai tentato ed oggi ottenuto per la prima volta.

Al pubblico, che per molti segni ha manifestato il desiderio che da questo moderno mezzo del cinematografo, sorgesse finalmente un'arte essenzialmente nuova, complessa e moderna, affidiamo con fiducia quest'opera nata dal fervore e dalla genialità di tanto alti spiriti.

Prologo

Era Alba d'Oltrevita nel castello
d'Illusione, la vestale bianca
della morte. Capelli argento, rughe
sopra la fronte, rughe su le tempia,
parole piene d'un appassimento
d'autunno, urna de la malinconia,
vedeva di sua stessa giovinezza
lontana, fuor dell'ombra rinascente
del suo rimpianto, accese le pupille
delle ospiti accorrenti alla lusinga
grigia del più grigio fra i castelli...
Non piangeva: invecchiava, sapiente.
La leggenda pensava d'un'eguale
sua d'altri tempi, in marmo sculta, che
tradusse in sangue vivo il vivo fuoco
d'amore e accolse i suoi vent'anni in dono,
restituiti al limite di morte,
azzurri come l'alba sopra il mare...
Ma una notte d'estate, quando odora
d'amore tutto il mondo, e come un cuore
immenso batte, poi ch'ebber baciata
i giovani la sua mano tremante, e
le sale del castello furon piene
di veli, di passato, di novembre,
ella, sostando appena per il ghigno
di Mefisto, umanato fuor del quadro
corroso, s'ebbe, mentre invidiava
il destino di Faust, la più tremenda
offerta: « Vuoi tu ritornare giovane? »
Alba disse: « Non si combatte il tempo ».
E il demone: « T'inganni, se tu credi
che il tempo t'abbia inciso sulla fronte
il segno incancellabile: più aspra
è la mano, di più sicura forza,
d'Amore! Ascoltami, Alba d'Oltrevita!
S'io demone mi sono, di magie
signore, taumaturgo d'una chiesa
di fuoco, fuor dell'abside del male
sgorgato per offrirti l'inatteso
dono, ecco io, ti ridò vent'anni, aurora
rosata, e tu rinuncia, per la vita
all'amore! Un cupido, una clessidra;
tra i simboli ti scegli: quale abbatti?...»

E fiorirono, poi ch'ella ebbe scelto
il suo destino e fu gettato a terra
l'idolo del più bizzaro iddio,
tutte le primavere del suo sogno
ad Alba d'Oltrevita, e le rinacque
lo sguardo ed ebber gli occhi la freschezza
delle mandorle non anche mature,
lacrimanti per un latteo biancore,
e le sue mani furon come foglie
pur mo' nate, tanto alto era il velluto
delle carni e la fronte si venò
di chiarori di perle, e la parola
meglio che detta, le sbocciò, cantata
come canta dal ponte della nave
a sera, un marinaio adolescente,
e nel cammino ogni impreciso passo
in un volger di danza si mutò...

Nell'ombra della sala, ove conchiuso
fu quel patto satanico, non s'era
spezzato il segno del bizzaro iddio.

Parte Prima

Ora, Alba d'Oltrevita alla fontana
si specchia, così vuota di memoria
che la sua faccia giovine che affiora
su dal fondo dell'onda, non affiora
su dal fondo del tempo: l'onda è il segno
della sua dolce realtà presente,
e le restituisce il chiaro viso
e le profondità senza confine
degli occhi: ed ella tutta si protende
con le mani e con l'anima alla state,
se la state le getti, nel passaggio
come un miracoloso fiore rosso,
dalla mano, una sua sera di sangue...
« Io t'amo, Estate! (Ed Alba d'Oltrevita
canta) Fiorita appena, anche appassita...
Sei tu la danzatrice che morrai
della tua stessa danza folle come
d'un sottile veleno senza nome,
morrai, danzando, Estate, e tu lo sai!
Io declino da te come un tramonto
di settembre; non ho tesoro dentro
il cofano del cuore che non sia
quest'acre voluttà del mio languore.
Non sono che la mia capigliatura
riversa al vento; ogni mia vena splende
del riflesso dell'altra nella trama
delle vene; una voce sono che
vuole i tuoi fiori fusi nelle mani
di fuoco, e chiede nella febbre estrema
che tutti i frutti dell'estate siano
conchiusi in una bocca sanguinosa
che baci la mia bocca senza sangue,
mentre chino la testa sulle
più pesante d'un'anfora ricolma
d'un licore soave... Io sono, Estate,
per offerirmi, bionda avida azzurra! »

I due fratelli apparvero, Tristano,
Sergio, mentre ella in un voto di pausa,
come in conchiglia murmure di mare
udiva l'inno della rinascente
vita. Alba d'Oltrevita fu ripresa
dal gioco puerile e troppe volte
le scaturì fuor dai pensosi
una bambina dai grandi occhi chiari
assopita nel cuore, ora ridesta...
... Altalena... alto vola, vola in basso...
L'aria trama un'onda in miniatura
e si naviga verso un porto azzurro,
e si ritorna verso terra per
volare più in alto e il cielo irride
e di sua mano fascia d'una seta
carezzante le tempia di chi vola
di chi vola nel volo senza meta...
Una notte di luglio — erano il lago
e il cielo illanguiditi come s'uno
stesso sangue dolcissimo corresse
entro le due liquidità diverse —
Sergio, l'inconsapevole, parlò
d'amore ad Alba d'Oltrevita, ed ella
si schermiva, rideva, e il cielo ardeva...
E una pioggia di rose la vestiva
di sè, il sogno di sè, con che l'amore
tentava imporle la sua male accetta
tunica, ed ella di sua mano lieve
discacciava l'insidia del languore
estremo, mentre il demone all'agguato
nell ombra e sghignazzando senza voce
l'intrico ordiva in forme di romanzo.
Sergio, Tristano! Ed Alba s'indugiava
coi due, con l'un dei due, facendo dono
d'un sorriso, d'un gesto, una parola...
Grave, Tristano: Sergio, aria di sogno!
Ecco: Tristano parla ad Alba e un fonte
chiaro scintilla in rivolo d'argento...
Alba chiede di bere, e il giovin porge
l'acqua indotta nel cavo della mano,
tremando se la donna, a dissetarsi
insista con l'umidità sanguigna
della sua bocca su la mano schiusa.
Alba, in grazie dell'acqua, offre una rosa.
Sergio, grande aria di sogno, ecco ha veduto
Tristano:
Tristano: « L'ami? »
Tristano: « L'ami? » « No »
Tristano: « L'ami? » « No » « La rosa rossa? »
« La soffoco nell'onda della fonte...
Ma l'onda della fonte, anche di tutte
le fontane non soffoca l'incendio
che nel cuore di Sergio ora divampa,
non appaga la sete, onde arido è: 1

« Odi, Alba d'Oltrevita, io t'amo prima
del giorno, prima della vita: come
il sangue del mio cuore t'amo. come
la più sottile vena dei miei polsi...
Amore, morte... Dimmi il mio destino,
me n'andrò per il mondo, vagabondo
chiedendo un'elemosina di cielo
che ti somigli il fondo dello sguardo,
pensando di morire ogni alba nuova,
che ti somigli il chiaro della fronte! »
A qualunque lusinga di parole
non risponde la donna, se d'amore
si parli. E Sergio finge di partire.
Ma l'amore l'inchioda nella carcere
ignorata del suo tormento, e quando
nel castello d'Illusione, intorno
ad Alba d'Oltrevita ferve il nuovo
convegno delle maschere, egli aspetta
sotto un'ogiva l'ora del destino
« Se verrete, signora, alla finestra
appena è mezzanotte, sì ch'io veda
il sorriso sbocciare della bocca
che adoro, avrò salva la vita: muoio
d'amore: ho già deciso la mia morte
se mancherete all'ultimo convegno ».

Ghigna nell'ombra il demone: s'avvia
la donna meditando il fatto orrendo.
Mefistofele ghigna e, sì, moltiplica
i fili del suo gioco: ecco, Tristano
appare e non ignaro della sorte
che Sergio s'è prescelta, invoca anch'egli
dalla donna la vita del fratello.
Alba e Tristano, dietro dall'ogiva
spiano il moribondo per amore.
E Tristano: « Signora, avete cuore
d'uccidere la sua fiorente vita?
Spezzate il cerchio dell'indifferenza
satanica...
satanica... « Non so d'amore: solo
so di languori musicali, d'aride
ebbrezze dentro il pugno chiuse; or ora
io suonava un notturno di Chopin,
poiché tutto silente s'era fatto
il castello più grigio del dicembre:
un mondo di fantasimi avvolgeva
la fronte, scaturiti dalla musica:
onda di sogno, onda d'amore, lenta
onda d'oblìo...
onda d'oblìo... « Per Sergio, mio fratello
adolescente ch'ha giurato (è l'ora
fatale) di muorire, vi scongiuro ».
Come la lapide fredda d'un sepolcro
sta muta sta ferma Alba d'Oltrevita.
« Ebbene: o gli apparite, ch'egli possa
il solco ritrovare della vita,
vivere ancora, o per mia mano morta
siete qui: vendetta di fratello! »
La smorfia di Mefisto taglia l'ombra.
« Vendetta di fratello! O senza sguardo,
guarda al segreto del mio cuore rosso.
Non ignoro l'amore: Te, Tristano
invoco per il bacio saporoso
di morte: non son io dunque la Sfinge
onde l'ignoto dramma si sprigiona?
Guardami gli occhi; io voglio che tu m'abbia,
mentre l'onda del mio delirio nuovo
soffoca ogni memoria, anche cancella
l'imagine di sangue oltre l'ogiva...
Se il fratello s'uccide accogli tu
quest'offerta diabolica d'amore! »

E l'onda del delirio sale e affoga
Tristano: Sergio, poiché l'ora è giunta
alta, fatale, necessaria, muore,
e il marmo ghiaccio della scalinata
si maraviglia per un inatteso
fiore vermiglio ch'é sbocciato nella
notte...
notte... Tragedia di Tristano, chi potrà
fermare il tuo volgere fosco,
chi mai saprà, Tristano, ora offerirti
un'acqua che disseti la tua gola,
un giaciglio su cui tu ti distenda,
giunto al limite estremo delle forze,
nella tua corsa verso l'impossibile
dimenticanza!... Si perdeva nella
notte Tristano, ed Alba d'Oltrevita,
non toccata dal bacio dell'errante,
chiese al suo cuore se nel fosco intrico
di infernali viluppi biancheggiasse
un ramicel di mandorlo: l'amore...

Una ruga le solca già la fronte.

Parte Seconda

Disse Alba d'Oltrevita: « Siano chiusi
tutti i cancelli: siano tutte chiuse
le porte del castello, che non entri
la vita, che non entri il sole, e niuno
che parli di là dalle centenarie
mura con la sua più alta voce
il silenzio trafigga onde m'inebrio.
Silenzio: solitudine: mistero...
Nel desolato autunno delle cose
nel desolato autunno dell'amore
porto il mio cuore come foglia morta
in preda al vento per viali eguali
di mortella e di bosso, e non romore
mi giunge che lo strepere dei passi
striscianti sul tappeto della morte.
Mi ribattezzerò nella rinuncia ».
E chiese il riflesso dello spirito
esasperato all'anima d'ognuna
cosa: era la fontana senza l'acqua
pur verde d'umidore, e non cantava,
e chiese ad ogni simbolo la sorte
e ricolmò di musiche le stanze
senza che un sol fantasima sgorgasse
dalle più suadenti melodie...
E se cercava al fondo dello specchio
il suo viso segnato d'una ruga,
tanto era il pallore che non più
era quello del più dolente volto
raccolto sopra il velo di Veronica.
E se guardava le sue mani esangui,
dubitava non più fossero vive
le vene, un dì battute dalla febre...

L'autunno delle cose? Illusione
beffarda! Per miracolo divino
pel ghigno di Mefisto aspro nell'ombra,
ognuna rinascenza fu presente,
visse di sè, s'impose, alta nel sole
cantò: « Alba, tu sei tutta smagata...
Con gli occhi umani guarda: ecco, rinasco
dal buio, dal silenzio: vinco i muri
del tuo castello, t'irretisco, sono
chiamata Primavera, invado tutte
le stanze della tua solinga casa,
giungo al tuo letto, con le ciocche d'oro
che il sole mi concede, scherzo sulla
tua coltre e fo ghirlande: amo e chi ama
è un serpe (il serpe striscia) amo e chi ama
è una farfalla che pur or mi sembra
voglia morire di troppo biancore.
Sono la vita, donatrice chiara
di diademi per ogni fronte umana.
Uno per te ne reco: quale? ascolta...»
E il demone sgorgava da tre foglie
d'acanto, mormorava: « Alba, di notte
quando la luna allaga la campagna,
un cavaliero passa in cima al monte.
È Tristano che corre al cemeterio
del fratello, ma sosta per guardare
la casa della sua non obliata.
È Tristano che passa in cima al monte ».

Nel silenzio cantavano le voci
diverse: fosco rombo era agli orecchi
d'Alba, rombava il sangue nelle vene:
nel contenuto sangue della bocca
s'esprimeva in delirio giovinezza...
Era la notte ed Alba disse al vento:
« Di tutti i diademi che al mattino
la vita cinge ad ogni fronte umana,
nessuno è più miracolosamente
bello, nessuno più splende di sole,
Amore, che il tuo diadema nero,
Lo scelgo ». E disse a'suoi servi raccolti:
« Aprite, aprite all'ospite la casa ».
E al cavaliero fermo sopra il monte
nell'urna della notte consacrata,
Come Isaotta dal crine di sole,
come Isaotta dagli occhi di mare,
offrì l'invito dei suoi cento veli
lasciando che per entro vi cantasse
il vento una sua rapsodia di nozze.
Le rose la vestirono di loro;
ella cercò nell'onda dello specchio,
l'onda d'amore confluente al viso,
ed attese l'amante, non ignara
di scavarsi nel bacio il suo sepolcro.
« Tristano, mio Tristano! »
« Tristano, mio Tristano! » Fu compiuto
il patto. Al primo bacio ella tornò
la pallida vestale della morte;
giunta alla morte per la via d'amore
s'incoronò dell'ultimo diadema.

Fausto Maria Martini.


  1. Some text may be missing at this point. The original booklet does not show the colon.
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