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ISABEAU

Leggenda drammatica in tre parti di Luigi Illica

Musica di
Pietro Mascagni



ISABEAU

Voi siete il Re... Io suddita?... Obbedisco!

e fa per allontanarsi.

RE RAIMONDO punto a questo contegno, perché Isabeau non esca così, si frappone:

Oggi, alla Lizza, qui, tu apparirai
in veste aperta; non in chiusa tonaca;
senza quel manto che ti sforma in monaca
e tutta ti nasconde...

ISABEAU dà in un grido di sdegno e sempre più racchiudendosi stretta nel manto:

No! Giammai!
Giammai!

e, poi che suo padre con occhio corrugato la fissa, anche più veemente:

Giammai!

poi sono le lagrime che le velano gli occhi:

Impormi, o padre mio,
puoi sorte di torneo... Obbedirò!
Il manto, padre?...

e sollevando al cielo le braccia:

Io mi rifugio in Dio!
Io qui lo invoco, e qui rispondo: No!

poi gli occhi balenano di una subita fierezza:

Questo mio bianco manto
è l'alta gloria che mi fa sicura
e mi fa forte quanto
un cavalier in ferrea armatura.

e fissando coraggiosa negli occhi suo padre il Re:

Il fior d'ogni arte a Voi:
Guerra, Dottrina, Imperio e Libertà;
soltanto Amore a noi
e, in sua difesa, a noi la Castità.
Onde nel pensier mio dissi al mio manto:
"Tutta in te m'ascondi
e contro ogni desìo
fa immuni tutti i miei misteri biondi!"

poi, tutta trasformata, la bella persona eretta, forte in queta sua energia verginale, lasciandosi cadere ai piedi del Re suo padre

Ora una grazia, Re, voglio impetrar!

RE RAIMONDO commosso:

Chiedi, figlia!...

e fa l'atto di volerla rialzare.

ISABEAU con rapido gesto ne lo trattiene e così, sempre ginocchioni, indicando il manto:

Se questo mio candor
o Destino, o Poter osasse disfiorar,
sia Destino o Poter solo dell'Amor!

e sollevandosi lentamente:

Allor da questo puro manto mio
saprò umanamente uscirne fuor
sì come a maggio verso il sol e Iddio
dal grembo della terra n'esce il fior!


FOLCO

Non colombelle!... Il dono mio chiamare
voglio dal cielo; lo spazio vincerà;
e sotto il sole lo vedrai passare
al trionfal mio grido... e scender qua!

Sì, dal cielo!

Aha! Aha!

Tu ch'odi lo mio grido,
scruta le vie del cielo con lampo d'ira nera,
e con fremiti d'ala gonfia la tua gorgiera,
e abbandona il tuo nido!
Ti elèva e, ancor selvaggio,
non anco incappucciato, ma domo al mio pensiero,
orsù, vieni al mio grido, t'apri in cielo un sentiero,
vinci la nube e il raggio!
Dalla montagna brulla
ver' l'alto cielo ascendi! Appronta sproni e artiglo,
protendi acuto il rostro e scendi al bianco giglio
d'una regal Fanciulla!
Fuori dal bianco vel
Essa la man già tende! E tu rafforza il vol,
portale in don la gloria
d'un raggio tolto al sol,
cavaliero del ciel!


FOLCO

E passerà la viva creatura
entro il silenzio delle cose morte?
Nessun le griderà: "Gloria a te,
pura in tua nudità severa e forte!"?
E non tumulto di commosso core
palpiterà alla tua visione intorno,
Gloria d'umanità, Gloria d'amore...
ma un muto sole e l'ironia del giorno?

Se vili tutti qui, vile non io!

Or ben io ti farò tutta fiorita!
E se son gli occhi i rai che all'uom diè Dio...

fiori!...
e i miei occhi!...
e tutta anche la vita!

Gigli al bel giglio della tua bianchezza
ed alle rose del tuo seno rose!
E freschezza di fiori alla freschezza
delle tue forme pure e gloriose!


ISABEAU

Venne una vechierella a la mia corte,
con tarda voce e tremula implorò,
e del mio cor così schiuse le porte,
m'affidò Folco e al bosco suo tornò.
Con occhi dove un'anima tremava,
Folco ne' miei tremanti s'affisò;
con occhi dove un'anima sognava,
nella pietà de' miei si rifugiò.
E gli occhi miei d'ignota umanità
vider la luce trionfale e forte.
Io, da un desìo fui vinta di pietà...
E quella mia pietà gli dà la morte!
Ah! questo solo: questo è il triste ver
che mi tortura l'anima, il mio cor,
tutto il mio sangue, tutti i miei pensier!...
Ed è colpa! È rimorso! Ed è dolor!

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