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Navigate Act II Parisina Libretto Act II

Atto Secondo

La Santa Casa di Loreto

Appare la Casa di Nazareth, la semplice casa di Gioachino e di Anna, costrutta di pietre rossastre, con una porta, con una finestra, con un focolare, con un altare, quella che nella notte di maggio gli Angeli traslatarono su le loro ali alla spiaggia di Schiavonia e nella notte di decembre all'opposta riva, alla marca di Ancona, entro la selva dei lauri. Per la porta spalancata si scorge brillare fra i torchi e le lampade la Vergine nera, scolpita nel legno di cedro dalla mano di Luca Evangelista, coperta della preziosissima veste intessuta d'oro e di gemme. Le mura degli Ospizii s'alzano dietro il Santuario. Di là dal laureto splende il Mare Adriatico.

In contro al recinto, ove i monaci e i sacerdoti ricevono le offerte, è spiegato il ricco padiglione della pellegrina di Ferrara, distinto delle Aquile e dei Fiordalisi estensi. Presso il limitare del padiglione tre donzelle sedute, con su le ginocchia gli organi portatili, suonano e cantano. Quivi è Parisina; e la figlia di Nicolò di Oppizi, la Verde, le acconcia i capelli.

S'approssima l'ora della Salutazione angelica, nel vespro di maggio. S'ode una cantilena di marinai. Le vele latine rosseggiano in mare. La cantilena del remo e della vela si mesce alle litanie degli Ospizii, alle laudi della chiericia.

L'aria, presso e lontano, arde tutta quanta melodiosa.

LA SEQUENZA DELLE TRE DONZELLE

Ave Maria, gratia plena.
Teco è il Signore.
Benedetta infra le donne
a tutte l'ore.
Benedetto il frutto e il fiore
del tuo ventre, Maria.
  Ave, donna graziosa.
Quando a tal soglia
venne l'Annunciatore,
favellasti in ardore:
Sono ancilla del Signore.
Come dici, cosè sia.
  Allor in te discese
il Spirito Santo.
Ma dir non di potria quanto
il tuo corpo oliva intanto,
se ole del tuo pianto
cielo e terra tuttavia.

LAUS VIRGINIS

O cunctarum
feminarum
decus atque gloria,
quam electam
et provectam
scimus super omnia;
  virga Jesse,
spes oppressae
mentis et refugium,
  decus mundi,
lux profundi,
Domini sacrarium;
  clemens audi
tuae laudi
quos instantes conspicis;
  munda reos
et fac eos
bonis dignos coelicis.

LA CANTILENA DEI MARINAI

Stella del mare,
aiuta aiuta!
Per costa e per altura,
a misura e battuta,
Maria, Vergine pura,
tu voglici aitare.
Oh voga! Ponza!
Stella del mare,
attrezza attrezza,
alla vela alla vela!
Vergine benedetta,
vieni all'arbore in vetta,
vien presto e non tardare.
Oh issa! Borda!

LE LITANIE LAURETANE

Sancta Maria, ora pro nobis.
Sancta Dei Genitrix,
Sancta Virgo Virginum,
Mater Christi,
Mater divinae gratiae,
Mater purissima,
Mater castissima,
Mater inviolata,
Mater intemerata,
Mater amabilis,
Mater admirabilis,
Mater Creatoris,
Mater Salvatoris, ora pro nobis.

Parisina è seduta sotto il padiglione. La Verde l'acconcia e abbiglia. Nei cofani aperti brillano le robe e gli ornamenti.

PARISINA

Ahi, Vergine Maria,
Consolatrice degli afflitti, ahi me,
ahi che la notte s'avvicina!

LA VERDE

Dama,
di che voi vi lagnate?

PARISINA

O Verde, ora tu m'hai
a disfare le trecce
che m'acconciasti.

LA VERDE

Dama, perché mai?

PARISINA

Tonderle voglio e offerirle a Nostra
Donna per vóto,
tonderle insino alla radice.

LA VERDE

Dama,
non farete voi questo.

PARISINA

Mi risveglio
la notte con la faccia divampata
entro i capegli sparsi
come fiamme; e l'odore
mi soffoca. Non più, non voglio più
che tu me li profumi, come fai,
insino ov'è 'l pensiero mio nemico.
Ahi che la notte s'avvicina, Vergine
clemente!

LA VERDE

Non ismaniate, Dama!
o mai non finirò
d'acconciarvi.

PARISINA

Qual roba
mi metti? La più bella, la più bella,
quella di panno d'oro
fodrata d'armellini;
e il mantello fiamengo,
gli zoccoli d'argento,
e la rete, e la borsa, e il vel di Candia,
e tutte le collane al collo, tutti
alle dita gli anelli,
e la cintura
per cingermí più ricca, la più alta,
quella a perle e balasci; ch'io sia carica
di gioie, ch'io mi porti
addosso quel che m'è più caro.

LA VERDE

Dama,
quello che più v'è caro
voi non l'avete già ne' vostri cofani
ma nel cor chiuso; e non ho io la chiave.

PARISINA

Inginòcchiati, copriti
il capo, e piangi.

LA VERDE

Ah non è tempo ancóra
che in lacrime l'amor si cangi, Dama.

PARISINA

Che nome hai nominato? Dio mi salvi.
Non hai vergogna?

Come la Verde è ginocchioni a servirla, ella si china e la prende per i capelli. Con grazia ardita la donna acciuffata si volge, e lancia la frottola.

LA VERDE

Amor prese Vergogna per lo mento.
E, com' ei l'ebbe tocca,
ella si fece bianca. Sacramento
fu 'l bacio nella bocca.

Parisina ritrae lentamente la mano e socchiude le palpebre, come invasa da sùbito languore.

PARISINA

Verde, appari gioiosa;
ma non so se tu tremi
quando indovini.
Lieve sembra il tuo cuore
come foglia novella.
Come tizzo il mio stride;
e tu sopra vi soffii.
In luogo di salute
esser può perdimento?
Ahi che la notte s'avvicina, ahi me,
Porta del Cielo!
Sono carica d'oro. Ave, Maria.
Son carica di gemme. Eccomi a te.
Sono piena di mali.
A te m'offro, Salute degli infermi.

Magnifica, si appresta ad escire dal padiglione la marchesa di Ferrara. Al ricchiamo della Verde uno stuolo di fanti accorre; e dinanzi alla signora stende i tappeti, perché ella vi cammini su gli alti zoccoli fini ai cancelli del Santuario. Le tre donzelle riprendono la sequenza sugli organi. Giungono dagli Ospizii le litanie lauretane. S'ode a quando a quando per la marina suono di bùccine, e l'invocazione alla Stella del mare.

LA CANTILENA DEI MARINAI

Stella del mare,
aiuta aiuta!

LA SEQUENZA DELLE TRE DONZELLE

Ave Maria, gratia plena.
Teco è il Signore.
Benedetta infra le donne
a tutte l'ore.
Benedetto il frutto e il fiore
del tuo ventre, Maria.

LE LITANIE LAURETANE

Virgo prudentissima,
Virgo veneranda,
Virgo praedicanda,
Virgo potens,
Virgo clemens,
Virgo fidelis,
Speculum justitiae,
Vas spirituale,
Vas honorabile,
Vas insigne devotionis, ora pro nobis.

LA CANTILENA DEI MARINAI

Stella del mare,
aiuta aiuta!

Parisina si avanza verso i cancelli, per la preghiera e per l'offerta. Di dietro i cancelli l'officiatore, assistito dagli acoliti, riceve i doni preziosi.

PARISINA

Bene morrò d'amore,
bene morrò d'amore
per te, mistica Rosa, e pel tuo Figlio.
Per te aulente Giglio,
morrò d'amore.

La pellegrina si toglie a una a una le sue gioie per offerirle. Poi si toglie la cintura, la vesta, il mantello, gli zoccoli; sì che rimane con una semplice tonacella di tabì bianco e con i calzaretti di tela d'argento.

Ecco la rete
de' miei capelli.
Di vigilanza io resti inghirlandata.
  Ecco il mio velo.
Sul viso ignudo
io riceva da te la tua rugiada.
  Ecco le mie collane.
Eco tutti gli anelli.
  Ecco il mio manto,
che non ha stelle.
Della tua grazia
ammanta il mio dolore.
  Ecco il mio cinto
che sì m'aggrava.
La mia fatica
fascia del tuo vigore.
  Ecco io mio drappo
che brilla e opprime.
Sol porti io vestimento
di caritade.
  Ecco, mi tolgo
anco i calzari.
Bianca e scalza io cammini
per le tue strade.

Rimasta con la tonacella bianca, avendo compiuta l'offerta, ella si prostra col volto sina a terra. Le donne dietro di lei racattano i tappeti per segno della sua umiliazione. Il suono delle bùccine per la marina si fa più frequente e più aspro. S'ode il grido dei naviganti.

VOCI DI MARINAI

Aiuta aiuta!
Aiuta aiuta!

VOCI D'UOMINI D'ARME

Este Este! Diamante, Diamante!

Un clamore d'assalto e di battaglia va crescendo su pel laureto, e già supera i cantici sacri. Un sùbito sgomento invade le donne e la chiericia. Uomini giungono su per la selva, ansanti, e annunziano il pericolo.

VOCI SPARSE

- I corsali, i corsali
di Schiavonia!
- Serrate!
la chiostra!
- Gli Schiavoni! Gli Schiavoni!
- Abbarrate il Tesoro!
- Este Este! Diamante, Diamante!

Sopraggiunge Aldobrandino dei Rangoni, con la spada in pugno. Parisina lo scorge e chiama, accorrendo verso lui.

PARISINA

Aldobrandino! Aldobrandino! Dove
lasciaste Ugo?

ALDOBRANDINO

Madonna, non temete,
non temete. Ei conduce
le scorte. È bene armato. Gli Schiavoni
fanno la scorreria,
per rapinare la Vergine nera.
Ei trascinano l'Idolo di bronzo
tratto dal mare.

PARISINA

Quale idolo? Quale
idolo?

ALDOBRANDINO

Non temete,
Madonna.

PARISINA

Ugo dov'è?

ALDOBRANDINO

Alla battaglia, alla battaglia. Ei vince.
Addio, Madonna.

Dispare per la selva contrastata.

IL GRIDO DEI COMBATTENTI

Este Este! Diamante, Diamante!

Sul Santuario, sugli Ospizi, sul laureto, sul mare il vespro di maggio accende ed eccita i suoi fuochi. Parisina, abbracciata alle sbarre dei cancelli, è perduta con gli occhi e con l'ansia nell'Imagine di cedro che scintilla sotto le lampade numerose. Le più ardite fra le sue donne si sporgono dal crine dell'altura alle vedette.

LE FANTI

- Spingono il carro su per l'erta, il carro
dipinto.
- È il carro dei Piceni.
- L'Idolo
traballa.
- Quante braccia! Quante braccia
contro le ruote!
- Quante braccia rosse!
Il sangue cola. Il carro è rosso.
- Quante
braccia! A colpi di spada,
a colpi d'azza le troncano, e pare
che rinascano sempre.
- I pugni mozzi restano abbrancati
ai razzi delle ruote.
- Ecco, ora l'Idolo
s'abbatte!
- È tutto verde,
di smalto gli occhi.
- Gli occhi di smalto,
e d'ogni parte sembrano guatare.
- È la Dimonia che dimora ai monti
della Sibilla
col cavalier dannato.
- È quella che dimora in fondo al mare
e prendere si lascia dalle reti
dei pescatori.
- È póntano,
e spingono!
- Son vénti braccia ancóra.
Ecco, ecco, fanno sforzo.
- Mozza! Mozza!
- Taglia! Taglia!
- Messer Ugo! Messer
Ugo!
- Son sette,
son sette braccia rosse
che póntano; son cinque
uomini e sette braccia.
- Tronca! Tronca!
- Non è carne ma ferro.
- E monta, e monta!
- E l'Idolo sta ritto!
- Taglia! Taglia!
- Non son che tre. Terribili,
tutti sangue.
- Terribili.
Póntano i moncherini.
Póntano l'ossa.
- Este Este!
- Messer Ugo!
Messer Ugo!
- Non han più occhi sotto
la fronte. Con i denti
guatano! Hanno lo smalto
bianco della Dimonia
occhiuta nelle bocche disperate.
- Son morti. Morti sono,
e sforzano.
- Son morti, e non stramazzano.
- Eccoli in vetta! Eccoli in vetta!
- È l'Idolo
che cammina coi piedi suoi di bronzo
sopra il macello!
- Fuggi! Fuggi!
- Scampa!

Le donne fuggono sbigottite. Il plaustro è giunto quasi in vetta, e s'arresta con le due ruote sul corpo traverso dell'ultimo caduto. Su i lauri curvati e schiantati l'Idolo s'alza immobile contro i roghi consunti dell'orizzonte marino, in un cerchio irto di spuntoni, di mannaresi e di corsesche.

LE VOCI DEI VITTORIOSI

Este Este! Diamante, Diamante!

Appare Ugo d'Este, con la faccia ardente, con la spada in pugno levata. Come Parisina lo scorge, fa l'atto di balzare verso di lui; ma si rattiene.

UGO D'ESTE

Vittoria! Sia laudata
la Regina del Cielo!
Abbiamo vinto.

PARISINA

Sano e salvo? Ferito
non siete? Molto sangue
è su voi.

UGO D'ESTE

No. Ferita
non sento. È il sangue dei corsali.

PARISINA

Grazie
rendiamo a Dio Signore,
grazie alla Madre dell'Iddio Signore.

Ella prende per mano il suo figliastro e lo conduce ai cancelli del Santuario. La chiericia intona l'Antifona.

UGO D'ESTE

A te, Torre d'avorio,
consacro la mia spada sanguinosa.

Aprono gli acoliti i cancelli perché il difensore e la donatrice possano prostrarsi alla soglia della Santa Casa. L'uno e l'altra si tengono tuttavia per mano; e in tale atto s'inginocchiano, reggendo egli nella destra, con la punta in alto, la spada votiva.

ANTIPHONA

Salve, Regina, Mater misericordiae,
vita, dulcedo, et spes nostra, salve.
Ad te clamamus....

Il sacerdote fa il segno di benedizione su i prostrati, e riceve l'offerta del ferro. Ugo e Parisina si levano, ambedue impalliditi. Ella abbraccia il suo figliastro e lo bacia su la gota. Nell'abbraccio, la tonacella bianca si macchia di sangue contro il corsaletto; ma niuno dei due se n'avvede. Tenendosi per mano si volgono, ripassano i cancelli, camminano come in sogno verso il padiglione.

LA VERDE

Dama, chi v'ha piagata?
Una macchia di sangue
avete in mezzo al petto.
O Vergine Maria!

Entrambi sussultano come in súbito risveglio.

PARISINA

Verde, t'abbagli?

LA VERDE

Avete in mezzo al petto
una macchia vermiglia.
Ferita siete, Dama? O Gesù Cristo!

Parisina, smarrita, piega gli occhi a guardare, e vi cerca la piaga nel petto con le mani. Poi tenta di sorridere.

PARISINA

Ugo, m'avete insanguinata.

LA VERDE

Oimè!
Messer Ugo, vi gronda
sangue dal collo
e ne' capegli vi s'aggruma.

PARISINA

Ah, dove?
dove?

Ella gli solleva i capelli di su la nuca.

È vero. Tagliato
siete.

UGO D'ESTE

Non duole.

LA VERDE

È come
intacco di mannaia
quando la man del giustiziero trema
e il colpo falla.

PARISINA

Dio ci aiuti! Esperta
sei del ceppo? Vogliate qui sedere
che medicarvi io possa.
O Verde, porta l'acqua e i pannilini,
e una pezzuola d'unguento. Vedrete
che bene medicarvi
saprò, così che quando
tornato siate
al vostro padre
non pur si scorga
la cicatrice.
In mal luogo vi colse
il colpo, in mortal luogo; e fu ventura
grande che via passasse....
Or che saria di Parisina?

UGO D'ESTE

Or voi
composto m'avereste nella bara,
poi, legata la cassa in sul giumento,
ricondotto laggiù per la via lunga,
accompagnato fra le dolci cose
di primavera;
e io, per mezzo all'assi,
per mezzo alla mia coltre, ahimè, non più
non più v'avrei veduta con questi occhi!
Sol tal pensiero
m'era nel cuore mentre combattevo,
e tanto erami forte che sol esso,
sol esso e non il ferro,
parava alla mia vita
ogni colpo mortale. Diamante,
gridavano le scorte, Diamante!
E tutta in un pensiero
adamantina era la vita mia.

PARISINA

Ah, signore mio figlio, già m'avete
voi maculata,
m'avete insanguinata
a mezzo il petto. Ora perché volete
ardermi?

UGO D'ESTE

Figlio
mi dite! Figlio della Primavera
giovinetta or son io dunque a prodigio?

PARISINA

Non potrò più toccarvi, né sanarvi,
ahimè, figlio ferito!

UGO D'ESTE

Chi sanerà la fiamma?
E che giova stagnare alcuna goccia,
se il cuor lascia fuggirsi
tanto flutto che il mondo n'è vermiglio?

La Verde riappare coi pannilini e col bacino.

LA VERDE

Ecco, Dama.

Ella depone il tutto; poi esita qualche istante, e si ritrae lievemente senza rivolgere le spalle, camminando a ritroso, con gli occhi fissi sopra i due perduti.

PARISINA

Vedete.
Ecco l'acqua, ecco i lini, et ecco il
  balsamo.
Ma non più m'ardisco.... Se pietà
ho di voi, non avrete
pietà di me che tutta
smarrita sono dalla grande angoscia?
Inginocchiàti su la soglia santa
fummo. Io donai
quanto più caro m'era. Consacraste
voi la spada ancor calda
d'eccidio. Nella grazia
del vóto or siamo entrambi,
restituiti entrambi
alla grazia divina.

La moglie di Nicolò è tutta tremante. Folle di desiderio è il figlio di Stella, e ancóra inebriato di battaglia.

UGO D'ESTE

Ho combattuto,
ho combattuto pel mio vóto, senza
cedere, nel pericolo più folto.
Da solo ho combattuto come cento;
e la mia spada aveva cento punte
e cento tagli alla carneficina....

Il volto della Malatesta subitamente s'infiamma, quasi che le si apprenda l'ebbrezza sanguinaria.

PARISINA

Così, così combattere vorrei!

UGO D'ESTE

L'arme e la gioia erano una potenza
sola. Alla prova santa, la mia facia,
i miei capelli, le mie mani, tutte
le mie vene erano una sola vampa,
come a gioco d'amore....

PARISINA

Ah, veduto io t'avessi!

UGO D'ESTE

E la battaglia
mi soffiava su gli occhi come il vento
di Schiavonia;
e le grida e il clamore
parevano rilucere, e la luce
di tutto il cielo
parea gridare come il combattente....

PARISINA

Gridavi tu? Gridavi
ad ogni colpo? Udito
io t'avessi!

UGO D'ESTE

Io non so se la mia gola
facesse grido né qual grido; ma
nel rombo de' miei polsi
udivo il cor gridare un nome, un nome,
un aguzzato nome penetrabile
come stocco....

PARISINA

Qual nome?

UGO D'ESTE

Parisina!
Parisina!

PARISINA

Così gridavi?

UGO D'ESTE

E il nome
e il cuore e il braccio e l'arme
erano una virtù sola, veloce
come la forza tacita del sogno;
e gli uomini cadevano
intorno a me guardandomi
negli occhi, come in sogno
quando uno solo è come moltitudine
e un viso è come mille
e il cor supino è pieno di memoria
vertiginosa.
Ciascun percosso
parea gridarmi:
Per chi m'uccidi?
Ah, ben io so. Un riso
arido mi saliva dai precordii....

PARISINA

Ch'io li veda, li veda!
Ch'io mi chini a spiarli
negli occhi aperti, i tuoi uccisi, ch'io
ne scopra i tagli,
ch'io sappia come tu ferisci. Andiamo!
Di che è questo sangue che me segna?
Stanno in mucchio tra i lauri,
stanno riversi per la china, rotti
sotto il carro. Taluno forse vive,
non è spirato ancòra; e con quegli occhi
che ti guardarono
mi guarderà.

UGO D'ESTE

Io solo
ti guarderò, io solo.
Ah fosse - io mi sognava nel mio cor
folle mentre la forza
mi cresceva alla strage -
fosse a vespro tagliata
ogni vita così
come il campo del grano
alla fine dell'opra
raso è dal mietitore;
e noi due, soli insieme
noi due, lasciati fossimo di qua
dalla morte, noi due
in un nodo, così come ti serro,
Parisina....

Perdutamente egli ghermisce la donna, che si divincola atterrita e si dislaccia.

PARISINA

Ah follia, perdizione,
morte nostra! Il Nemico è sopra noi,
che tra' suoi beveraggi
ha scelto il più crudele,
ha scelto il sangue per inebriarci!
Non so che fumo atroce
salito è dal profondo,
non so che mala ebrezza.... Mi risveglio,
ecco, mi scrollo.
Io ti prego, t'imploro!
Non far peccato,
non far peccato orrendo!
Inginocchiàti su la soglia santa
fummo. Sciogliemmo il vóto.
Non esser cieco,
non m'accecare!
Vinci il Nemico,
che sta nell'ombra,
che nell'ombra ci agguata.
La notte viene,
la notte viene.

Ancora nella sera che si costella, s'ode lungo la marina il suono roco delle bùccine. L'Idolo è alzato nel carro, tra i lauri, sul crine del poggio, contro l'ultima banda di rossore crepuscolare. Giunge dagli Ospizii l'infinita litania.

Accendete le fiaccole! Recate
tutti i doppieri!

Com'ella fa l'atto di volgersi verso le cortine che chiudono il fondo del padiglione, a chiamare la sua gente, il forsennato la trattiene a forza e con la mano osa chiuderle la bocca.

UGO D'ESTE

Taci! Taci! L'ultima
luce recato ha l'ultima
ombra per me su la terra, e la notte
senz'alba. Taci! Se taluno reca
la fiaccola, io l'atterro
e nel viso gli spengo
la fiamma....

PARISINA

Ah chi ti toglie
il senno? Chi ti rende sì feroce?
Gli uccisi ti guardavano negli occhi....

UGO D'ESTE

Ero con loro su l'abisso buio
senza precipitare,
per voler prima sciogliere il mio vóto.

PARISINA

Il tuo vóto! Oh parola scellerata!
Già nel viso l'ardore dell'inferno
hai.

UGO D'ESTE

L'ardor dell'Inferno mi sarà,
dopo, più dolce, sette volte più
dolce che se dirmissi
nelle tue braccia avvinto
e ti sentissi abbandonar l'un braccio
nel lieve sonno.

La donna fa l'atto di lanciarsi fuori del padiglione. Rattenuta, ritrascinata, rovescia il capo indietro a scorgere di là dai cancelli chiusi la Vergine nera.

PARISINA

Mercé, Maria! Mercé, Vergine santa!
Se tutto ti donnai,
se tutta mi t'offersi,
salvami!

UGO D'ESTE

Io l'ho servita per l'amore,
per l'amore.

PARISINA

Maria,
o Regina dei Martiri, Maria,
schiantami il cuore, fammi cader morta,
salvami dal peccato orrendo!

UGO D'ESTE

Segno
non dà. Io l'ho servita per l'amore,
per l'amore.

PARISINA

Ugo, ascolta,
ascolta. Dammi tregua.
Il Nemico ci tiene,
il Maligno è su noi.
Concedimi la prova
della preghiera.
Ascolta. Aspetta. Dammi tregua. Vieni.
M'inginocchio. Inginòcchiati. Preghiamo.

Ella si getta ginocchioni, traendo per le mani il giovine, che s'inginocchia di contro a lei. Sono senza colore entrambi, anelanti, a viso a viso, con le pupille nelle pupille, col respiro nel respiro, in un attimo soprano d'attesa, di terrore e di passione.

All'improvviso, quasi che l'attimo scocchi, con una veemenza unanime, le due bocche aride si congiungono come per beversi o per divorarsi. Così congiunti, i due perduti a poco a poco si piegano sul fianco; sicchè l'una e l'altro toccano insieme con la gota il tappeto disteso su la nuda terra.

L'uno accanto all'altra, senza disgiungere le labbra e le braccia, s'allungano nel letto dell'ombra per giacersi e morire.

QUÌ FINISCE L'ATTO SECONDO.