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Atto Quarto
La Torre del Leone
Appariscono le Segrete in fondo di torre. Un
archivolto sopra due pilastri tozzi, aperto nella muraglia maestra,
lascia scorgere il luogo della giustizia a traverso un saldo e rudo
cancello di ferro. Un'apertura verticale, lunga e stretta come una
balestriera, è l'unico occhio del carcere; ma non vi passa alcun
barlume, essendo ancor notte, poco innanzi mattutino. Quivi è il
ceppo apprestato, e il giustiziere co' suoi manigoldi e con l'altra
sua gente; e i torchi v'ardono. Alcuno non è di qua dalla muraglia,
di qua dall'arco inferriato. Chiuso è l'usciuolo che dal lato manco
dà accesso a questa parte.
Ugo e Parisina sono di là dal cancello, in piedi
entrambi, allacciati così che sembrano indissolubili. La voce di
lei, nella gola che sta per esser mozza, è fresca come il giubilo
dell'allodola.
PARISINA
Non odo più,
non odo più la stilla
del tempo che cadere
udivo nelle notti
senza riposo.
L'alba indovino.
UGO
Né odo il cuore;
ché non più sire
egli è delle mie vene.
Per la tua vita
accôrre, la mia vita
non ha confino.
PARISINA
Udito hai tu,
udito hai tu sul muro
della torre crosciare
la piova? Tutto è fresco,
tutto è mondato.
Or mi ricreo
come il fil d'erba.
E so che nel ciel ride
già la stella diana.
UGO
Passato è un tempo,
passato è un tempo
ch'io non posso più dire;
e quel che innanzi avvenne
e quel che dopo ancóra,
io nol viddi, nol seppi.
Forse or ti nasco;
e la morte, ch'è sopra,
par sì lontana.
PARISINA
Ah tu non sai,
non sai qual sia
nella tua bocca
la voce nova!
La volta cupa
ove risuona
sembra il segreto
antro d'un fonte.
UGO
Vedi che occhi
s'apron ne' miei?
In me tu sali,
cresci qual mare
senza amarezza.
Il flutto è in sommo.
Non ho il tuo sguardo
sotto la fronte?
PARISINA
Tutte le lacrime,
ah tutte le mie lacrime
son divenute un sorso
d'acqua sorgente!
L'ho nella bianca gola.
Ho la più fresca
acqua del chiaro mondo
nella mia gola
che sta per sanguinare.
UGO
O mio fascio di foglie,
o mio fastello d'erbe,
dove ti porterò?
È più dolcezza
nella tua tempia,
in tra 'l ciglio e i capelli,
che in qualunque contrada
del chiaro mondo. Or dove
andrem noi dimorare?
PARISINA
Se tanto ardemmo,
se tanto ci struggemmo,
se fummo in tanto foco,
novel tempo d'ardore
pur nel mondo di giù
andrem noi ritrovare?
UGO
Non nel mondo di giù,
non nel mondo che rugge.
Detto l'hai. Tutto è fresco,
tutto è mondato.
O mio fastello d'erbe,
dove t'ho da posare?
PARISINA
Posami accanto al ceppo.
C'inginocchiammo
due volte. Anco due volte
bisogna, o bello
e dolce amico,
bisogna a noi due volte
i ginocchi piegare.
La prima nel peccato,
la seconda nell'onta,
la terza nella morte,
la quarta nell'eternità....
PARISINA
la quarta
nell'eternità....Fa cuore.
Quella che grida è la tua madre.
STELLA DELL'ASSASSINO
Quella che grida è la tua
madre. Figlio!
O figlio, dove sei?
dove sei? Non ti scorgo,
non ti trovo. Rispondi!
Rispondi! Cieca sono
di pianto. Dove sei? Tardi son giunta?
T'hanno ucciso? Discendo
in un sepolcro? Tutto è spento già?
Ah, sempre ella ti tiene!
Ah, sempre ella ti
tiene! Figlio, figlio,
io, io sono! Non m'odi?
non mi conosci?
non mi conosci? Ah,
questo è sogno, questo
è sogno, o sortilegio,
o somiglianza di follìa. Che mai?
Certo, ah certo, incredibile
è ch'io m'abbia il mio senno,
e pur ch'io viva.
Ma vivo, e guardo, e vedo. Questo è ferro.
Alcuna cosa dunque
v'è più chiusa di questa,
v'è più sorda del muro,
più cruda della morte,
per separare dalla madre il figlio,
la carne dalla carne, me da te?
O legamento d'Inferno! Se più
ti chiamo, più la serri! Come più
grido, più ti nascondi!
Quanto più mi dispero,
più ti profondi in lei!
O svergognata femmina, che gli hai
tu fatto? E tu,
e tu da che sei nato?
Sciogliti, slàcciati,
da te scacciala, salva
l'anima tua!
l'anima tua! Ma volgi
il capo, volgi
almeno il capo, guardami una volta
sola! Chi ti son io?
Chi sono?
Chi sono?
Scrollerò
il ferro, torcerò
le sbarre, strapperò
i serrami. Ho la forza
di mille. O mala femmina,
lascialo! Ti comando
di sciogliere il mio figlio!
Ebbene, sì, tu l'hai.
Tu me lo prendi,
tu me l'uccidi,
tu me lo danni. È tuo.
L'hai suggellato in te
meglio che nella pietra
del sepolcro. Ma rendimelo
per un attimo solo,
ch'io lo baci e riversa piombi giù!
Rendimelo pel bacio d'agonia!
Sì, forte sei. È tuo,
tuo. M'inclino, mi piego,
imploro. È tuo per sempre.
Lo so. Perdono
ti chieggio d'ogni grido.
Ma sol voglio baciarlo,
toccare il suo mento
e i suoi capelli,
guardarlo per un attimo
negli occhi, e nulla più.
PARISINA
Vedi, non io lo serro
e non io tel diniego,
madre. Santa mi sei,
però che di te nacque.
E fammi perdonanza,
se puoi. Donami pace.
Ma forse non udita
da lui fu la tua voce;
né forse ei l'ode ancóra;
ché già, quando apparisti,
èramo là
donde non più ritorna
né più si volge
l'anima innamorata.
Intendi, o dolce amico.
Venuta è la tua madre
all'altra riva
per donarti commiato.
Convien che tu ti volga,
che incontro a lei ti muova
e che l'acqua rivarchi.
UGO
Ah, soffro!
LA MADRE
Ah, soffro! O
figlio!
PARISINA
Ah, soffro! O figlio!
Va.
UGO
Ah, perché soffro?
LA MADRE
Figlio!
PARISINA
Figlio! Va.
UGO
Figlio! Va. Tu mi
tieni.
PARISINA
No. Va.
UGO
No. Va. Vieni.
Accompagnami.
PARISINA
Va. Va.
UGO
Va. Va. Non posso.
Parisina!
LA MADRE
Va. Va. Non posso.
Parisina! O figlio,
o figlio, vieni, vieni!
UGO
o figlio, vieni,
vieni! Parisina!
EXPLICIT TRAGOEDIA.
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